STORIA DELL’AUTOMOBILE

Furono abbastanza articolati i progressi tecnici che portarono all’invenzione dell’automobile.
Oggi vengono riconosciuti come padri dell’automobile moderna i due tedeschi Carl Benz (1844 – 1929) e Gottlieb Daimler (1834 – 1900): essi costruirono i primi veicoli con motore a benzina (1885 – 86), ma il primo veicolo stradale a propulsione propria aveva fatto l’entrata in scena almeno cento anni prima: Il Carro di Cugnot.
Costruito nel 1769 dall’ingegnere militare francese Joseph Nicolas Cugnot, il carro, che prendeva il nome dell’inventore, del peso di circa 5 tonnellate, circolava rumorosamente per le strade di Parigi alla velocità di 5 km/h. Tale veicolo, azionato da una macchina a vapore bicilindrica, veniva impiegato per il traino di cannoni ed era guidato mediante un manubrio.  Attualmente il Carro di Cugnot può essere ammirato presso il Conservatoire National des Arts e Métiers di Parigi.
Anche l’Italia si mosse e diede un forte apporto allo sviluppo di quella che si sarebbe potuta in seguito considerarsi l’automobile: Virginio Bordino (1804 – 1879) ufficiale dell’esercito e e costruttore di prototipi azionati da motore a vapore.
Di lui rimane  la sua più importante costruzione, rappresentata da un’enorme carrozza con sul retro la caldaia e sotto i sedili quattro serbatoi per l’acqua. Tale veicolo a vapore con un’ autonomia di circa due ore e il consumo di circa 60 kg di carbone trasportava persone alla velocità di 6/8 km/h.
Come si può ben vedere qualche evoluzione rispetto al Carro di Cugnot si ebbe ma ciò che rimase per molti anni un sogno fu il motore a scoppio: nel 1841 l’italiano De Cristofaris riuscì a costruirlo e lo stesso fu brevettato da Barsanti e Matteucci solo nel 1854.
L’accelerata verso il motore a scoppio si ebbe solo con i tedeschi Benz e Daimler: nel 1876 il tedesco Nicolas Otto (1832 – 1891) costruì il primo motore a combustione interna a quattro tempi e nel 1885 Daimler ne istallò uno di dimensioni più ridotte sul telaio di un velocipede.
Nel 1886, mentre Daimler sperimentava il suo primo veicolo a quattro ruote con motore a benzina nella città di Cannstatt, nella vicina Mannheim Benz collaudava la sua automobile a tre ruote.
Sulla scena si affacciarono i francesi, quando su licenza di Daimler la ditta francese Phanard & Levassor iniziò la produzione: proprio Levassor montò, sulla parte anteriore di una rudimentale auto da lui costruita, il motore che azionava le ruote posteriori tramite la frizione e il cambio di velocità, portando così alla luce nel 1891 la prima automobile moderna.
Nel 1894 in Francia iniziarono ad organizzarsi anche corse automobilistiche, difatti, il 22 luglio di quell’anno si tenne la manifestazione sportiva Parigi-Rouen, ove si iscrissero ben 100 partecipanti.
Alla fine del secolo, benzina, vapore ed energia elettrica si erano ugualmente imposti come fonti di energia per le automobili, il vapore dava affidamento e i veicoli elettrici detenevano il record di velocità.
Sempre in Francia proliferavano fabbriche automobilistiche quali Phanard, Peugeot, Renault, Darracq, Delahaye, ecc., mentre in Germania, nel 1894, Benz realizzava  la Velo (prima automobile al mondo prodotta in serie) e la Daimler, nel 1901, si accingeva a presentare la Mercedes.
Sul fronte italiano, nonostante il forte interesse per l’automobile, si stentava ad investire per impiantare le fabbriche, preferendo molti acquistare le vetture all’estero e rivenderle in Italia. Solo nel 1895 tale Michele Lanza, milanese, costruì le prime vetture italiane che però mostravano tutti i limiti artigianali.
Il vero primo esemplare degno di apprezzamento, datato 1884, è opera del veronese Enrico Bernardi(1841-1919), professore di costruzioni meccaniche all’Università di Padova.
Si trattò di un triciclo cui fece seguito una vettura a quattro ruote che poteva vantare soluzioni geniali ed innovative tenendo conto dell’epoca.
Il motore ideato e realizzato dal Bernardi era all’avanguardia. Alimentato a benzina, a quattro tempi, valvole in testa, regolatore centrifugo, il carburatore a livello costante e filtro per l’aria: anche se molto innovativo, l’esperimento industriale del prof. Bernardi non ebbe seguito a causa della mancanza di adeguate attitudini dello stesso professore al manegment industriale.
In Italia la sempre più crescente domanda faceva sì che le importazioni di auotmobili non riuscissero più a far fronte alla situazione, per cui molti si ingegnarono e si improvvisarono industriali con i pochi mezzi a disposizione. 
La situazione volse ad una svolta l’undici luglio 1899, quando a Palazzo Bricherasio, venne firmato l’atto costitutivo della “Società Anonima Fabbrica Italiana Automobili Torino”. Trenta azionisti per un capitale sociale di 800 mila lire. Tra i membri del consiglio di amministrazione, un ufficiale di cavalleria di Villar Perosa, Giovanni Agnelli che si mise subito in luce grazie ad un dinamismo unico. 
Nel 1900 in Corso Dante 35 venne inaugurato il primo stabilimento Fiat. All’interno dei suoi 12.000 mq, lavorano 150 operai. Durante questo anno furono realizzate trenta 3 1/2 HP, una due/tre posti “vis à vis”. Piccola curiosità la vettura non è ancora dotata di retromarcia.
Nel frattempo, in Gran Bretagna, incoraggiato dall’interesse palesato da Edoardo VII, l’automobilismo divenne un modo di viaggiare preferito dai ricchi.
Alcune case costruttrici quali la società formata nel 1904 da Charles Rolls e dall’ingegnere Henry Royce cominciarono a contendere alla Francia la supremazia in campo automobilistico.
A quel tempo Henry Ford stava preparando il mondo automobilistico al suo modello “T”: presentato per la prima volta nel 1908.
Dal 1910 i modelli di auto divennero sempre più razionali, con motore anteriore a quattro e sei cilindri e valvole laterali; fu trovato il sistema per proteggere i passeggeri dalle intemperie, e quando nel 1912, venne dall’America l’avviamento elettrico, anche le donne si avvicinarono all’auto poiché non era più necessaria la fatica fisica dell’avviamento manuale.
Con gli anni l’incentivo della costruzione di parti di ricambio di buona qualità diede vita alla produzione di serie.
Sempre in Gran Bretagna iniziarono a stabilirsi i principi di funzionamento dell’automobile, e quindi negli anni successivi si ebbero più perfezionamenti: comparvero i pneumatici, le ruote in acciaio stampato e i freni sulle quattro ruote; le carrozzerie delle prime berline furono costruite in legno e tela, mentre più tardi in lamiera d’acciaio stampata e saldata.
Nel corso degli anni venti, per adeguarsi ad uno standard utilitario delle richieste da parte dei sempre più aspiranti automobilisti, molte case produttrici quali Morris, Citroen, Opel, Austin, Fiat, uscirono sul mercato con auto economiche, affiancandole ai prestigiosi modelli Hispano-Suiza, Maybach e Delage.
Non va dimenticato che negli anni trenta la crisi economica provocò la chiusura di molte case produttrici che a loro volta venivano assorbite da quelle che erano riuscite a sopravvivere e rimanere sul mercato.
L’automobile divenne sempre più d’uso comune, anche da parte di chi non fosse esperto in fatto di motori, per cui, necessitarono motori a prova di tutto: in tal senso, negli anni 30, la Citroen, nel 1934 realizzò la sua famosa “Traction Avant”, prima vettura di dimensioni medie a ruote motrici anteriori e sospensioni indipendenti, prodotta in serie; n Germania nel 1938 veniva collaudata la “Volkswagen” (auto per il popolo), unica automobile che sarebbe rimasta in produzione per quattro decenni.
Nel secondo dopoguerra incalzò l’industria automobilistica britannica con la “Mini” della Morris e la sportiva “XK 120” della Jaguar, auto, la XK 120, capace di raggiungere la velocità di 193 km/h.
Nel 1955 il sistema a sospensione idropneumatica della Citroen “DS 19”, sofisticata discendente della Citroen del 1934, meravigliò il mondo automobilistico.
Alla fine del 1959 fece la comparsa la Morris  “Mini-Minor/Austin Seven”, con trazione anteriore, motore trasversale, sospensioni in gomma e passo corto.
Nel 1957, invece, in Italia nasceva la Fiat “500”, bicilindrica progettata dall’ingegner Dante Giocosa, che in pochi anni sarebbe divenuta l’auto simbolo dell’Italia del dopoguerra.

Commenti chiusi